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La storia della Valle.

La più antica testimonianza riferita alla valle Onsernone è costituita dal rinvenimento a Gresso, verso la fine dell’Ottocento, di una tomba romana contenente un’olpe, un piccolo vaso e tre monete risalenti al periodo tra il 98 e il 161 d.C.

Tuttavia le prime pergamene che documentano il Comune d’Onsernone risalgono al 1224, le quali parlano di una comunità di valle, simile a molte altre che si svilupparono nell’arco alpino attorno al Mille attraverso il progressivo riscatto di autonomie dai nobili feudatari della regione locarnese.

Uno degli aspetti che segnato la storia della valle, è l’emigrazione. Si tratta di un fenomeno che ha caratterizzato sin dal Quattrocento tutto l’arco alpino. Anche in Valle Onsernone questo esodo regolare di abitanti che lasciano le valli nella speranza di far fortuna in città o nel Piemonte, è documentato a partire dal Quattrocento.
Nel XVII secolo prende avvio anche l’emigrazione verso il nord della Francia e le Fiandre. Molti si occuparono della fabbricazione dei cappelli di paglia, altri si guadagnavano il pane come commercianti, facchini o spazzacamini.
 

 

L’industria della paglia.

La prima notizia che attesta l’attività della lavorazione della paglia in Onsernone risale al 1597. Pure accertata è l’esportazione di cappelli e trecce di paglia via lago verso la Lombardia e il Piemonte. L’elemento base dell’industria della paglia era la segale, coltivata per lo più nei terrazzi sparsi ovunque nei villaggi della valle.

Nel museo sono esposti tutti gli utensili che servivano alla fabbricazione degli oggetti in paglia destinati al commercio, dal processo di sbiancamento della paglia, al prodotto finito, passando attraverso l’intrecciatura per ottenere la binda, la quale in seguito veniva tagliata e infine cucita per ottenere cappelli, sporte e sedie.

 


  

Carlo Agostino Meletta, il pittore per antonomasia della Valle.
 

 



 

Artista nato a Loco nel 1800 e morto a Bormio nel 1875. Non si conosce nulla sulla sua formazione artistica e artigianale, ma molto probabilmente si avviò alla professione seguendo i percorsi tradizionali dell’emigrazione onsernonese. Ha cominciato da molto giovane a dipingere ritratti, prendendo come modelli parenti e amici. Il suo modo di dipingere rispecchia il mondo che lo circondava, molto semplice e povero, quasi naïf, ma sicuramente molto dignitoso e solenne. Grazie ai suoi ritratti abbiamo una fedele testimonianza dei costumi che portavano i vallerani a quel tempo.

 

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e-mail museo mus.onsernonese@bluewin.ch