Dalla strada che collega i villaggi della Valle Onsernone, si aprono allo sguardo scorci spettacolari su di un paesaggio grandioso, baciato tutto l’anno dal sole che nel suo percorso giornaliero segue la linea d’orientamento della valle.
L’Onsernone è assai estesa ed il suo territorio presenta scenari selvaggi, immersi nel folto manto boscoso come sul fondovalle scosceso che nasconde il fiume Isorno. La valle si snoda e si divide, dopo Russo, al Ponte Oscuro e i due rami raggiungono i villaggi di Spruga e di Vergeletto, dove nel periodo estivo l’attività dell’agricoltura alpina, sa ancora offrire i prodotti caseari, formaggio e ricotta, aromatizzati dall’erba cresciuta nei pascoli sotto il sole del sud. A causa della mancanza di una via di forte traffico, la valle gode di una calma serena ed i suoi silenzi invadono il visitatore di una profonda pace.

Uno stato d’animo che si riflette, in perfetta simbiosi, con la popolazione locale che, nel passato, ha conosciuto il dramma della consistente diminuzione: nel 1850 si contavano ancora 3000 abitanti, mentre in questi ultimi vent’anni si sono stabilizzati attorno alle 800 persone. Per alcuni secoli, la principale fonte di ricchezza fu l’industria manifatturiera della paglia di segale. Quest’attività prosperò anche tramite l’emigrazione e l’esportazione dei prodotti, come i cappelli e le sporte, verso le terre di Francia e dell’Italia settentrionale, dove non pochi hanno fatto fortuna e, dopo il loro rientro in patria, hanno costruito superbi ed imponenti palazzi in pietra che ancor’oggi dominano i villaggi di Comologno, di Mosogno, di Berzona e di Auressio. I segni e le testimonianze dell’emigrazione si possono inoltre scoprire nelle chiese impreziosite da tele e da dipinti notevoli, frutto del dono di onsernonesi residenti all’estero già nel Seicento.

La crisi dell’industria della paglia provocò il fenomeno dello spopolamento, soprattutto nella prima metà del ventesimo secolo. Periodo nel quale, affascinati da questi luoghi che consideravano magici e attratti dall’isolamento, trovarono terra d’ispirazione e di rifugio numerosi pensatori, scrittori, filosofi e artisti provenienti soprattutto dal mondo culturale germanico sconvolto dal nazismo. Aline Valangin, Max Ernst, Kurt Tucholsky, e poi in epoca successiva, Max Frisch, Alfred e Gisela Andersch, Armand Schultess, furono, assieme ad altre, le personalità che trovarono nei silenzi dell’Onsernone più di uno stimolo per la loro opera creativa. Le testimonianze di tali presenze sono state oggetto di un’ampia ricerca promossa dal Museo Onsernonese di Loco, istituzione che raccoglie ed espone pure gli oggetti del patrimonio storico ed etnografico della valle.

Passeggiare e fare trekking – percorrendo le suggestive e tortuose mulattiere e i sentieri delle capre, ammirando panorami infiniti e nuovi – diventa un’ottima terapia rigenerante e tutti coloro che si lasceranno ispirare da questa salubre e serena atmosfera, scaldata da lunghe ore di sole, ritroveranno anche in soli pochi giorni di permanenza, pace e nuove energie. In quest’ambiente lontano dal turismo di massa, il numero delle stanze nei piccoli alberghi a gestione familiare, nelle pensioni, nei rifugi di montagna e negli ostelli è fortunatamente limitato.

[Roberto Carazzetti, 01.2003]